Antifascismo impertinente

16 maggio 2019

Il caso dell’editore Altaforte e del suo libro-intervista a Matteo Salvini ha riacceso un dibattito che anima visceralmente il Paese intero ormai da decenni.

La casa editrice al centro del clamore è strettamente legata agli ambienti di CasaPound e dell’ultradestra italiana; il coinvolgimento diretto di una delle principali figure politiche italiane, il Ministro dell’interno, non è passato inosservato scatenando polemiche su polemiche sulla legittima della sua partecipazione al Salone del Libro al Lingotto di Torino.

Il dibattito è più che mai culturale.

È lecito invocare una “censura” e concedere spazio a movimenti neofascisti la cui ideologia, dichiaratamente anti democratica, è vietata dalle leggi Scelba e Mancino?

I codici normativi sono stati pensati per intervenire a priori, sciogliendo sul nascere quelle forze che ambiscono a rifondare il partito fascista e condannando slogan, gestualità e azioni che non di rado sfociano nella violenza fisica.

Il progetto Ecn Antifa agisce come un vero e proprio osservatorio, monitorando quotidianamente gli episodi di aggressioni attribuiti alle formazioni neofasciste italiane: secondo l’archivio curato dall’associazione, i casi sono 70 solamente negli ultimi 5 anni.

Mentre questo avviene alla base dei movimenti, nel lato cosiddetto militante, i vertici dei partiti sono stati investiti da un’inattesa quanto insperata legittimazione istituzionale.

Oggi frequentano liberamente i salotti televisivi, godono di spazio su quotidiani e riviste, il tutto in nome di una interpretazione “illimitata e condizionata del pluralismo”, come scritto da Luigi Mangoni in un corsivo sulla rivista Internazionale, che ha poi ribadito il sostegno ad una “concezione tecnica e neutrale della dialettica democratica e del libero confronto tra opzioni diverse. In altre parole, una manifestazione estrema e pienamente compiuta della lottizzazione delle idee, nella sua rappresentazione plastico-teatrale”.

Queste dichiarazioni sono state espresse in merito all’idea, venuta ad alcuni autori, di organizzare un dibattito televisivo su una tematica scioccante: “I lager non sono mai esistiti”.

La propensione dei principali media mainstream è quella di sfruttare l’attenzione morbosa che l’ultradestra e le sue opinioni estremiste riescono a generare tra il grande pubblico, portando a conoscenza di milioni di italiani ideologie altrimenti relegate ai margini.

Un gioco perverso il cui appoggio involontario è arrivato spesse volte proprio dal centrosinistra, contrariamente alle consuetudini culturali del passato.

Alcuni grandi leader storici della sinistra, come Riccardo Lombardi al tempo della sua leadership nel Partito Socialista Italiano, rifiutarono il faccia a faccia con esponenti del neofascismo italiano.

Fu proprio Lombardi, il 24 aprile del 1974, a rifiutare il confronto con il leader del Movimento Sociale Italiano (MSI) Giorgio Almirante in occasione di una tribuna politica sul referendum per il divorzio.

“Noi siamo disposti al dibattito, anzi lo sollecitiamo, con tutti gli avversari più risoluti, anche con coloro che sono stati fascisti, ma non con coloro che agiscono da fascisti oggi, servendosi della libertà conquistata il 25 aprile per distruggerla”, dichiarò lasciando vuota la propria sedia.

Un vuoto dalla straordinaria potenza simbolica, più eloquente di mille parole, e una scelta ideologica ben precisa: quella della lotta democratica verso qualsiasi movimento che intende riportare in auge il periodo più triste e buio della storia del nostro Paese.

Left, settimanale diretto da Simona Maggiorelli, sarà in edicola da domani fino a giovedì 23 maggio con il titolo “Antifascismo impertinente”.

L’illustrazione di copertina è stata realizzata da Fabio Magnasciutti.

 

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