Intervista a Francesco Baccini

15 settembre 2015

Sei un anarchico? Sì sono un anarchico, e come puoi non esserlo in un paese di 60 milioni di individualisti?

Francesco Baccini, uno degli autori più originali e in qualche modo eccentrici del panorama italiano. E’ il poeta della ricerca, delle sensazioni forti, del contrasto, del dissenso. Basta sentirlo parlare, con quella cadenza genovese che non si cancella, basta ascoltarlo mentre ricorda gli anni in cui scansava le fatiche in porto come camallo, per capire quanto, alla fine, non sia possibile tagliare quel cordone ombelicale che lo lega a Genova. E alle sue canzoni.

di Francesca Caon

Camallo per necessità?

Non proprio. Sono nato e cresciuto in una famiglia di portuali. Mio nonno e mio padre erano camalli. Sono rimasto orfano di padre a quindici anni. La pensione non bastava e bisognava mandare avanti la famiglia e quindi, mi sono dovuto rimboccare le maniche. Nel porto della mia città, Genova, ho lavorato per 8 anni. A 26 anni sono scappato di casa per andare a Milano e diventare quello che sono oggi, un cantautore.

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