Intervista all'attrice, doppiatrice, regista e sceneggiatrice Valentina Carnelutti

06 giugno 2016

« L’unica certezza è la mia capacità di amare, a partire da quella il resto diventa possibile»

Valentina Carnelutti, attrice, doppiatrice, regista e sceneggiatrice. Un’artista poliedrica con una formazione alle spalle che spazia tra diverse dimensioni, dalla musica alla danza, dal cinema al teatro.
Volto noto al grande pubblico televisivo nei panni della cattivissima Veronica Colombo della fiction Mediaset Squadra antimafia, è stata in concorso l’anno scorso a Venezia con il film Arianna di Carlo Lavagna. Quest’ anno è invece l’unica italiana con due film sulla Croisette, La pazza gioia di Paolo Virzì nella sezione Quinzaine des Réalisateurs ed il cortometraggio The Silence, diretto da Ali Asgari e Farnoosh Samadi, due giovani registi iraniani. Candidata ai NASTRI D’ARGENTO come miglior attrice non protagonista per Arianna e La pazza gioia.

di Francesca Caon

Cosa ti ha emozionato di più di questa tua terza volta a Cannes?
La prima volta a Cannes c’era La meglio gioventù, e io non ero potuta andare, la produzione non mi aveva invitata e io non potevo permettermi il viaggio da sola, avevo due bambine piccole… così avevo vissuto l’esperienza da lontano, come una spettatrice e non come un’interprete! La seconda ci sono andata da regista, il mio cortometraggio ReCuiem era allo Short Film Corner. Quando vai a un festival da regista l’esposizione è diversa: ero in jeans, non mi si filava nessuno e Cannes mi è sembrata un grande mercato ricco e faticoso. Ora con La pazza gioia è stato diverso: sei un invitato ufficiale, accolto, accudito, applaudito. E forse l’emozione più forte è stata quella di vedere il film insieme al pubblico, sentire il respiro della sala, e poco per volta le risate e le lacrime. L’applauso finale, la sorellanza con Valeria e Micaela.
Poi The silence, la gioia di vedere che un film piccolo, realizzato solo grazie all’amore per questo mestiere di tutti quelli che vi hanno partecipato, primo tra tutti il produttore Giovanni Pompili, sia arrivato fin qui! Applaudito e riconosciuto nel suo valore più alto, quello di mettere a fuoco una storia necessaria, importante, e di parlare di migranti, in un modo sottile…

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