Intervista con il cantautore. Jack Savoretti

03 novembre 2015

“Le cicatrici le porto dentro e le canzoni sono il mio modo di curarle”

Dopo il sold out di aprile, lo scorso 31 ottobre è tornato ad esibirsi a Roma il cantautore italo-inglese Jack Savoretti.

Classe ’83, i testi ricchi di poesia e le sue interpretazioni appassionate e struggenti lo hanno affermato presto sul palcoscenico internazionale, tanto che a pochi anni dall’esordio alcune sue canzoni erano già state utilizzate da grandi serie tv come Grey’s Anatomy e Sons Of Anarchy. Definito da alcuni “l’erede di Bob Dylan”, Savoretti ha aperto il concerto di Bruce Springsteen all’Hard Rock Calling di Londra, diviso il palco con Neil Young al British Summer Festival di Hyde Park, e collaborato con un mostro sacro come Sir Paul McCartney.
Nel 2015 è stato premiato come Miglior Nuova Proposta Internazionale agli Onstage Awards 2015. Un altro artista di origini italiane, il sudamericano Antonio Dal Masetto, scrisse molti anni fa un bellissimo libro dal titolo “È sempre difficile tornare a casa”. Ecco, è forse qui la chiave del successo di questo cantante: quando accompagna con la chitarra acustica la sua voce vellutata, crea un’atmosfera talmente avvolgente da rendere difficile, davvero molto difficile, tornare a casa.

Sei nato a Londra ma scorre sangue italiano nelle tue vene, quanto la musica italiana ha influenzato le tue canzoni?

Molto. Quando ero piccolo mio padre ascoltava tutti i grandi della musica italiana: Battisti, Guccini, De Andrè…

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