Malaffare di famiglia

28 marzo 2019

Difendere la libertà di espressione.

Era questo l’obiettivo, apparentemente innocuo, dichiarato dagli sparuti gruppi di persone che si radunavano nelle piazze italiane per leggere un libro in silenzio.

Era un pomeriggio agostano del 2013, e la stampa e l’opinione pubblica impararono presto a conoscerli come Sentinelle in piedi, nati sulla scia dei Veilleurs debout francesi.

Poi è apparso subito chiaro come, nascosta dietro quella manifestazione priva di cartelli esplicativi e schiamazzi, si celasse in realtà una rivendicazione politica contro le unioni civili, gli omosessuali, l’adozione gay, e persino quel diritto all’aborto che credevamo una conquista ormai indiscutibile della nostra società contemporanea.

L’iniziativa ha trovato radici fertili in un’Italia agitata da venti omofobi e razzisti, xenofobi e caratterizzati dalla paura della cosiddetta “ideologia gender”.

Oggi le Sentinelle in piedi sono diventate migliaia e si sono date appuntamento a Verona, dal 29 al 31 marzo, per presenziare al XIII Congresso mondiale delle famiglie (World congress of families).

L’evento, che nominalmente difende l’unione familiare esclusiva tra uomo e donna ed ha ricevuto il plauso del presidente russo Vladimir Putin, raduna politici reazionari e controversi di tutto il mondo - come Katalin Novak, ministra del governo ungherese guidato Orbán, e ancora Lucy Akello, provenienza ugandese e da sempre in prima linea nelle crociate anti-gay.

Lo stesso presidente del congresso, Brian Brown, è uno dei principali esponenti del white nationalism a stelle e strisce.

Non mancano anche i ministri italiani più in vista come Matteo Salvini, il ministro per le Politiche per la famiglia Lorenzo Fontana, il ministro dell’istruzione Marco Bussetti e, naturalmente, il senatore leghista Simone Pillon a cui fa capo il criticatissimo ddl.

Ideato a metà degli anni Ottanta, il World congress of families è legato a doppio filo agli ambienti di matrice evangelica degli Stati Uniti, ma non soltanto; è anche il frutto di un sodalizio comune con la Russia, cercando di limitare ogni sorta di politica progressista che riguardi la libera sessualità o la possibilità di ampliare il concetto di famiglia anche a coppie omosessuali.

Non sorprende che l’organizzazione non governativa Human Rights lo definisca, tra le pagine di un report stilato nel 2015, un’organizzazione internazionale “che esporta odio”.

Per delineare meglio gli ideali che guidano le Sentinelle in piedi e l’evento stesso, è sufficiente soffermarsi sul comitato organizzativo italiano del XIII Congresso mondiale delle famiglie.

Il ruolo di presidenza è occupato da Antonio Brandi, noto per essere il fondatore della onlus ProVita, nata nel 2012 e intenzionata a favorire “la vita sin dal concepimento”, il matrimonio eterosessuale, senza dimenticare la protezione degli studenti e delle nuove generazioni, “minacciate dall’ideologia gender”.

Sebbene la sua associazione si dichiari apolitica e apartitica per statuto, Brandi è grande amico personale di Roberto Fiore, fondatore del partito nazionalista di estrema destra Forza Nuova, e il giornale edito dalla onlus è distribuito da un’azienda legata a due delle figlie di Fiore.

Persino il portavoce di ProVita apparterrebbe alla famiglia Fiore, trattandosi nello specifico del figlio Alessandro.

Il vicepresidente del congresso è invece Jacopo Coghe, che nel 2013 ha fondato la Manif pour tous Italia (Mpt) ispirandosi all’omologa versione francese.

Le tematiche promosse dall’associazione sono sempre i soliti: divieto di aborto ed eutanasia, difesa del matrimonio tradizionale eterosessuale, no all’ideologia gender.

“Per la prima volta nella storia – dichiara a Left Silvia Carabelli di Non una di meno Milano – il World congress of families sarà contestato da un grande evento di protesta. Come l’attacco ai diritti e gli ospiti del congresso sono internazionali, così è anche la nostra risposta: attivisti e attiviste arriveranno in Veneto da tutto il mondo”.

Left è in edicola da domani fino al 4 aprile con il titolo “Malaffare di famiglia”. La copertina è stata realizzata da Fabio Magnasciutti

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