Anche l’utopia è un diritto.

20 novembre 2016

Una storia da film di fantascienza che è invece tragicamente vera e riguarda una ragazzina londinese di 14 anni. JS era malata terminale di cancro, ha ottenuto dall’Alta Corte britannica, il diritto di affidarsi alla criogenesi, nella speranza di essere curata e risvegliata anche se tra centinaia di anni. Sullo sfondo di questo dramma, due genitori divorziati da tempo e schierati, sul desiderio della loro bambina ad essere ibernata, su fronti opposti. La madre consenziente ed il padre scettico si sono entrambi chinati al cospetto del verdetto dell’Alta Corte di rispettare le sue volontà. La prima sentenza per non morire per sempre.

Aggrediamo la morte e la combattiamo nell’unico modo che ci compete: quello dei perdenti. Tra le utopie degli scienziati, le illusioni degli artisti, le preghiere, i film e i romanzi, la plastinazione e la criogenesi.

Attualmente sono 337 le persone che hanno deciso di farsi crioconservare: il numero deriva dalle cifre riportate nei siti delle tre società, una russa (KrioRus) e due statunitensi (Alcon e Cryonics), che offrono nel mondo questo servizio. Cioè una speranza senza certezza. Tra gli italiani ci sono Aldo Fusciardi, morto nel 2012 e probabilmente il primo nel nostro Paese a fare questa scelta, e l’ultima persona crioconservata in Russia: Cecilia Iubei, un donna di Viterbo morta ai primi di febbraio del 2016.

La persona più giovane sottoposta alla tecnica non è JS, ma Matheryn Naovaratpong, una bambina di due anni malata di tumore al cervello che i genitori hanno appunto deciso di fare ibernare.

Contestualmente, ma non da meno, 7000 persone attualmente in lista d’attesa, potrebbero essere esposte al mondo dopo il decesso con la plastinazione di Gunther Von Hagen, diventando cadaveri in mostra del Body Worlds. Corpi messi a nudo nella loro anatomia, esplosi, sezionati, con vene e capillari alla luce del sole che continuano a compiere azioni quotidiane, fare sport o magari a leggere un libro. Raccapriccianti simulacri umani che compiono azioni normali e rassicuranti. Sono già ventimila le persone che hanno donato il loro corpo all’Istituto per la plastinazione di Heidelberg (Germania), comprese donne incinta e feti.

Più ci evolviamo e più ci allontaniamo dall’accettazione e cultura e concetto stesso di morte, causando anche un’accentuazione del naturale interesse o morbosità degli esseri umani per ciò che è “strano” e “innaturale”ma che ci può dare una speranza.

Negli ospedali difficilmente sono possibili gli interventi di supporto psicologico per accompagnare malati e famigliari all’accettazione della malattia. Anzi si opta sempre più spesso per l’accanimento terapeutico e l’eutanasia rimane ancora una scelta illegale in molti paesi.

Quanto costa una speranza?Decine di migliaia di euro.

E’ giusto coltivarla? JS voleva una speranza. JS voleva la chance di risvegliarsi anche tra due o tre secoli, sicuramente sola ma viva. Voleva avere ancora l’opportunità di vivere.

C’è da immaginarsela una scena così, al capezzale di una bambina piena di sogni, che muore sperando. In una stanza di ospedale, la fantasia, il non empirico che tocca la realtà. E’ un qualcosa che fa parte dell’animo umano: in fondo anche l’utopia è un diritto.

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