Il network marketing? Una professione seria e futuribile. Ecco perché

18 gennaio 2023

Tra valutazioni contrastanti, controversie e dubbi, il network marketing è ancora malvisto in Italia. Eppure, ampliando lo sguardo oltreconfine, è facile constatare come la reputazione di questa professione goda di un pregio molto differente.

L’economista e scrittore premio Nobel Paul Zane Pilzer, ad esempio, ha espressamente dichiarato che “tra tutte le opportunità imprenditoriali oggi disponibili, una delle più importanti è la vendita diretta, detta anche network marketing“.

È proprio nel nostro Paese, che conta oltre mezzo milione di lavoratori attivi nel settore, che si alza un grido di protesta contro il mancato riconoscimento di questa professione come seria, dignitosa e ricca di opportunità.

In prima file per la rivalutazione del network marketing c’è Elena Setzu, consulente e imprenditrice a capo dell’agenzia Diamond Coaching, 26 collaboratori in tutto il mondo e un fatturato superiore al milione di euro nel 2022.

L’esperta spiega che “la cattiva reputazione del network marketing in Italia è legata a dinamiche vecchie, che nemmeno esistono più.

La convinzione che si debba lavorare con chiamate a freddo, coinvolgendo amici e parenti nella prova di prodotti di scarsa qualità, è soltanto un vecchio mito già dissipato nel resto del mondo, ma che continua a perdurare in Italia.

Associare il network marketing a sistemi piramidali, schemi Ponzi o catene di Sant’Antonio è una concezione falsa e fuorviante.

Questa professione si è molto evoluta negli ultimi anni, e i metodi sono molto cambiati, più orientati verso l’online.

Ad oggi esistono migliaia di aziende nel mondo estremamente valide; ciò non toglie che, come in tutti i settori, possano esserci delle realtà che non operano in buona fede.

Un’esemplificazione classica di questo assunto sono le sponsorizzate social, che possono essere impiegate per portare all’attenzione del pubblico della novità in maniera genuina, o dare vita a promesse false, poco etiche e fondate sul nulla”.

Nato nel 1934 in California, il network marketing risponde alla definizione di vendita diretta tramite distributori indipendenti, in cui i venditori propongono i prodotti direttamente alla clientela interessata.

Il network marketing – prosegue Elena Setzu – non è altro che una modalità di commercializzare i propri prodotti o servizi.

Le aziende che se ne servono sono tantissime, esistono da anni, sono solide e generano lavoro.

Alcune di esse hanno premi Nobel per la Medicina all’interno del proprio staff, altre ancora sono riconosciute dai ministeri della Salute dei rispettivi Paesi, e promuovono uno stile di vita salutare grazie a superfood con determinate caratteristiche organolettiche o, per fare un altro esempio, si occupano di ringiovanimento cellulare.

Il fatto che, per veicolare messaggi attraverso cui incrementare le vendite, vengano scelte persone normali, dovrebbe essere visto come un fattore molto positivo.

Sempre più imprese sposano questo sistema di business perché intelligente e funzionale, basandosi sul passaparola e generando una dinamica molto simile a quella dell’influencer marketing”.

Dal punto di vista occupazionale e di fatturato, il network marketing rappresenta cifre non indifferenti.

Si stima che, dal 2009 a oggi, le aziende che operano nel settore abbiano guadagnato 1,5 trilioni di dollari, mentre in Italia il valore annuo è di 2,6 miliardi di dollari.

Numeri rilevanti che, soprattutto in seguito al Covid, rappresentano anche un’opportunità sotto il profilo professionale e della meritocrazia.

Molte persone che hanno perso il lavoro e attraversato periodi di grande difficoltà in questi ultimi anni, hanno potuto reinventarsi grazie alla possibilità di crearsi un’entrata economica stabile.

Inoltre più internet cresce, più il network marketing sarà destinato a evolversi in maniera capillare.

Si tratta di un lavoro estremamente futuribile, ma che prima di essere visto come tale andrebbe considerato a livello sociale una professione seria a tutti gli effetti, abbandonando dicerie, falsi miti e vecchie informazioni, ormai datate e che non rispecchiano più la realtà dei fatti.

Questo settore non differisce in nulla dal lavoro a casa in smart working, facendo chiamate per conto di un’impresa o prendendo appuntamenti.

Non è da sottovalutare anche la fascia di età e la presenza di entrambi i sessi coinvolta nel network marketing: oltre a coprire tutte le età, a cominciare dai giovanissimi, accoglie anche cinquantenni o sessantenni che riescono a ricostruire la propria vita all’interno di un mercato di lavoro che spesso li ignora, e lo fanno in modo etico e meritocratico”, conclude l’imprenditrice Elena Setzu.

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